Il principe Anselmo

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Quella de “Il principe Anselmo” è una storia che, per una volta, guarda al difficile problema delle separazioni coniugali attraverso gli occhi di un uomo, repentinamente allontanato da suo figlio.

Ambientata in una piazza di oltre 40 anni fa, una sorta di ventre materno, in cui tanti particolari personaggi – il panettiere, il Professore, la giornalaia, la salumiera, il pianista, la prostituta – intrecciano le loro belle storie, sullo sfondo muto di un personaggio silenzioso, il Principe, un barbone di cui nessuno sa nulla, arrivato qualche anno prima da chissà dove.

E’ un libro che si fa leggere con poco, e lascia la certezza di aver sfiorato delle corde dentro; non sarebbe facile dire quali, perché sono talmente tante che ognuno potrebbe riconoscersi in qualcosa di diverso.

Inoltre è il primo libro che parla in maniera “romanzata” delle marocchinate, una tristissima pagina della Resistenza, tenuta quasi nascosta per la vergogna e il terrore che alcuni popoli inaspettatamente subirono. Dopo oltre 70 anni, però, c’è una rinnovata voglia di riportare quei difficili ricordi alla luce.

 

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