“Parliamone ancora”, del Prof. Alessandro Mariotti

Alessandro Mariotti è nato a Pollutri (CH) il 1° gennaio 1954 e vive da alcuni decenni a Lanciano. Svolge la professione di Dirigente Scolastico nel Liceo Statale “Cesare de Titta” di Lanciano. Ha conseguito le lauree in Materie Letterarie, Pedagogia e Sociologia. Ha pubblicato le raccolte di poesia Percorsi, Nuovo Mondo, 1995 e Mediterraneo, Carabba, 2006. E’ autore del saggio della poetica di Raymond Roussel L’anomalia solitaria, Carabba 2009.

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Parliamone ancora: La scrittrice Palma Lavecchia, in questo suo romanzo d’esordio, si avvale di un linguaggio leggero e scorrevole, rapido, coinvolgente, che calamita, cattura, intrappola il lettore all’interno di una tramatura espressiva di forte intensità emotiva che analizza il microcosmo interiorizzato di una storia familiare, con la conseguente rappresentazione delle vicende e dei luoghi dei vari personaggi che ad essa prendono parte. Siamo in presenza di pagine chiare, limpide, in cui la scrittura presenta fremiti di lieve, felice naturalezza e, contemporaneamente, si inabissa a livelli di grande profondità e decisione di sentimenti, compattando in una panoplia dalle multiformi angolazioni la profusione memoriale di eventi e di situazioni narrate. Una specifica peculiarità del romanzo è data dalla dimensione epifanica e magico-onirica che lo pervade, ascrivibile in qualche misura alla tradizione narrativa ispanico-americana e, con le dovute differenze, a Marquez di “Cent’anni di solitudine”; il narrato ne risulta intriso e, di conseguenza, ci viene restituito in un poliedrico insieme di registri, visioni e sensazioni che ne consustanziano gli eventi e i personaggi, come testimoniato da nonna Enrica, ma anche dalla splendida figura di nonna Ilda: mite, svagata, sognatrice e bambina. Si avverte, nell’autrice, quindi, una tensione mitopoietica che attraversa e trasfigura gli strati dell’esistenza quotidiana, conferendo al testo un ampio respiro dalla fluidità avvolgente che imprime omogeneità allo stile narrativo utilizzato ed all’introspettiva specularità dello sguardo della scrittrice. Pensiamo alla figura della madre della protagonista, Elena, donna dalla psicologia fragile e intensa, splendidamente delineata dall’autrice che ci fa entrare nel suo dolore sordo e remoto e ce ne fa intuire la vertigine, pensiamo all’intensità dell’abbraccio finale con il padre morente ed al dolore che si scioglie in lacrime nel climax emozionale della tensione finale. E’ sorprendente come, al suo primo lavoro narrativo, l’autrice riesca quasi a costruire un microcosmo topico che assurge a metafora della condizione umana e, in quanto a capacità connotativa della psicologia esistenziale, il borgo friulano finisce con il collocarsi nel romanzo, ovviamente con le dovute ed incolmabili differenze, un po’ come Dublino sta all’Ulysse di Joyce. La sintassi del testo ha una sua compiuta efficacia, rifugge da indulgenze verso lenocini retorici e si presenta rapida e prevalentemente paratattica, dando vita a personaggi particolarmente incisivi che conferiscono nell’economia della narrazione una rara efficacia all’ordito del racconto ed alla singolare tramatura delle vicende che vi si narrano. Ne emerge, di conseguenza, una scrittura dalla sconcertante essenzialità espressiva, un viaggio intrapreso entro il senso dell’esistenza, nel quale gli eventi e gli episodi evocati contribuiscono alla costruzione di una coralità epica dei personaggi, corroborata da impulsi fonici e semantici diffusi. Sono queste le ragioni che mi spingono a ritenere che l’endiadi “letteratura come vita”, coniata da Carlo Bo nel 1938 per indicare un canone di creatività autentica, obbediente ad un’intima necessità, sia particolarmente attinente al romanzo che stiamo esaminando ed alla suggestiva emotività che ne promana. Palma Lavecchia, quindi, ha scritto un romanzo articolato su una globalità di voci, di punti di vista, di sguardi, inseriti in una complessa organizzazione del tempo narrativo, con incrocio di tempo principale, analessi, flash-back (la gioventù del padre e della madre della protagonista, la sua infanzia, le varie fasi dei rapporti dei singoli personaggi fra loro, ecc). La congerie di questi espedienti narrativi produce nel lettore la suggestiva impressione di entrare progressivamente, sempre più a fondo, nell’edificio romanzesco non dalla porta principale, ma da tante piccole porte laterali e di servizio che lo introducono con garbo nel fascinoso universo creativo della scrittrice.

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